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Proposta di legge - La Giurisprudenza PDF Stampa
Scritto da Angela Fortuna   
Mercoledì 21 Maggio 2008 08:16
Indice
Proposta di legge
Articolo 844 c.c.
La Legge Quadro n. 447/95
La Giurisprudenza
La Proposta
Tutte le pagine

Sembrerebbe chiaro che la legge citata si prefigga, come enunciato negli artt. 1 e 2 (sopra testualmente riportati), lo scopo di regolamentare l’inquinamento acustico a favore anche del bene costituzionalmente garantito della salute. Tuttavia non è così per la giurisprudenza che, infatti, nell’applicazione della legge distingue gli ambiti applicativi delle due normative: “privatistico” il disposto del Codice Civile e “pubblicistico” l’ambito di applicazione della Legge Quadro.
La giurisprudenza è unanime nell’affermare che la Legge Quadro concerna esclusivamente il profilo pubblicistico della tutela dell’ambiente, cioè quella tutela che la Pubblica Amministrazione deve apprestare in via generale a presidio della incolumità psicofisica della collettività, in un ambito quindi in cui gli interessi particolari dei cittadini trovano protezione solo indirettamente e nella misura in cui coincidono, in tutto o in parte, con l’interesse anzidetto.
Proprio da tale considerazione deriverebbero le diverse nozioni giuridiche di “tollerabilità” ed “ammissibilità”.
“Tollerabilità” indica il livello massimo di immissione rumorosa considerata in relazione allo specifico fruitore del bene che subisce l’immissione, e l’immissione non deve attentare alla sua integrità psicofisica.
Il soggetto passivo costituisce il parametro essenziale per la qualificazione giuridica della “tollerabilità”, che non deve mai essere intesa in senso astratto, ma deve essere rapportata ai tratti caratterizzanti della fattispecie concreta.
Per contro ”ammissibilità” indicherebbe quel livello di immissione rumorosa, considerata in relazione ad un ambiente esterno o abitativo, che sia compresa entro i limiti minimi e quelli massimi normativamente fissati .
Proprio dalla distinzione sopra riportata sorge il problema del rapporto fra la Legge 1995 n. 447, le norme delegate complessivamente intese e l’art. 844 c.c.
La Suprema Corte di Cassazione (Cass, 10 gennaio 1996, n. 161; Cass., 1 luglio 1994, n. 6242; Cass.Sez. Un. 19 luglio 1985, n. 4263 ) ripetutamente ha affermato il principio secondo cui nella prospettiva applicativa dell’art. 844 c.c. sono irrilevanti le normative di tipo amministrativistico o pubblicistico (norme che regolano i rapporti tra il soggetto proprietario del fondo da cui originano le immissioni e l’ente pubblico).
Sulla base di tale presupposto la giurisprudenza conclude per l’autonomia dei disposti normativi, pur rammentando il principio generale del diritto amministrativo per cui l’interesse individuale è tutelato solo se coincide con quello pubblico.
Fra le due discipline esisterebbe quindi un rapporto non biunivoco.
Da una parte, se l’immissione riscontrata supera i livelli pubblicistici ad opera di un preciso soggetto essa è intollerabile.
Viceversa, anche se i livelli fissati dalla legge quadro 447/95 vengono rispettati, ciò nonostante l’immissione può essere dichiarata intollerabile.
Quest’ultima è la conclusione a cui giunge la giurisprudenza.
Ne deriva un’applicazione dell’art. 844 c.c. che non tiene in considerazione le disposizioni della Legge 447/95 e dei successivi Decreti Attuativi, che impongono norme severe e eque per tutelare i cittadini dal rumore anche tenuto conto delle zone territoriali di inserimento delle sorgenti sonore.
Nel caso concreto imprese che al fine di rispettare i limiti territoriali e di emissione e di immissione sonora imposti dalla Legge Quadro 447/95 hanno affrontato – anche in relazione alle loro dimensioni caratterizzanti il nostro tessuto produttivo – impegni economici e investimenti gravosi per l’acquisizione di tecnologia che permetta loro la riduzione del rumore generato dalla loro attività, possono ritrovarsi a rispondere giudizialmente se le loro emissioni, pur “ammissibili” e quindi lecite, siano da ritenersi anche “tollerabili” a seguito dell’iniziativa anche di un singolo cittadino che, non soddisfatto, si sia rivolto alla magistratura lamentando un disturbo da inquinamento acustico ed invocando l’applicazione dell’art. 844 c.c..
Il Giudice, chiamato a ricostruire a posteriori il precetto assente nella norma codicistica, utilizza il c.d. “criterio differenziale” (ormai consolidato in giurisprudenza) e sulla base di tale criterio, ritiene intollerabile qualsiasi emissione sonora che superi di tre decibel il valore del rumore di fondo (senza considerare i limiti inferiori di applicabilità del criterio differenziale al di sotto dei quali “ogni effetto del rumore è da ritenersi trascurabile”). Inoltre senza dover considerare i limiti indicati nella zonizzazione acustica comunale (disposta in esecuzione dell’art. 7 della Legge Quadro), può giungere alla conclusione secondo cui ciò che per legge è “ammissibile” per legge è “intollerabile”.
Il principio giurisprudenziale dell’identificazione del concetto di “normale tollerabilità” nella soglia dei tre decibel oltre al rumore di fondo finisce quindi per prevalere sulle leggi dello Stato che negli ultimi anni hanno puntualmente definito il concetto di inquinamento acustico a tutela della salute dei cittadini.
Per una maggiore certezza del diritto e uniformità di applicazione delle norme, diviene necessario uniformare i metodi di rilevazione dei dati e la loro valutazione scientifica.
Ad oggi il DPCM 14 novembre 1997 indica i limiti di emissione e immissione in Leq (Livello Equivalente), cioè livello medio, mentre il criterio di rilevazione dei dati utilizzato in giurisprudenza si basa su misurazioni di livello sonoro istantaneo (come noto agli “addetti ai lavori” e diffusamente trattato nella letteratura in materia).
È quindi necessario riesaminare la disposizione del Codice Civile, introducendo una modifica che raccordi il disposto dell’art. 844 c.c. con la normativa vigente in materia di inquinamento acustico, ai fini di definire limiti certi che tengano in considerazione la salute del singolo cittadino e la destinazione d’uso delle aree (previa individuazione di uniformi metodologie di rilievo e interpretazione dei dati).
La Proposta di Legge che oggi viene presentata (il cui testo è allegato alla presente relazione) non può che ritenersi l’inizio di un lungo percorso di studio interdisciplinare fra giuristi, scienziati, tecnici e medici, in quanto l’inquinamento acustico, così come tutto ciò che viene prodotto dalla moderna civiltà alla quale non vogliamo e non possiamo rinunciare, è oggetto di continuo sviluppo, progresso e mutamento.
L’individuazione dei limiti di inquinamento tollerabili e ammissibili si presta ad essere aggiornata ogni qual volta vengano introdotti nuovi materiali fonoassorbenti, i cicli produttivi vengano modernizzati e migliorati nelle emissioni.
Il legislatore ha il compito di aggiornare le norme che regolano i rapporti tra i consociati e fissare l’applicazione di limiti non impraticabili, ma realistici, tali da riqualificare il concetto di tollerabilità non con riferimento all’ideale vita in campagna, ma alla vita condotta nelle nostre città.
Mi riferisco, per esempio, alla nota decisione emessa dalla Corte di Cassazione (Cass. , 14 marzo 1977 n.1021) che ha individuato la “normale tollerabilità” nella soglia di non più di 3 decibel superiori ai 30 decibel di rumore di fondo nelle ore notturne: è significativo che tale rumore di fondo sia appena superiore al fruscio delle foglie degli alberi.
La proposta di modifica dell’art. 844 c.c. fa salve le disposizioni di legge che disciplinano specifiche sorgenti, obbliga il giudice a tener conto nell’individuazione del precetto della priorità di un determinato uso (direttiva questa fino ad oggi facoltativa nella fase applicativa) e introduce un terzo comma in cui vengono uniformati i concetti di ammissibilità e tollerabilità sicché nella stesura dei regolamenti attuativi debbano essere uniformati i criteri di individuazione e di rilevamento delle immissioni.



Ultimo aggiornamento Lunedì 31 Maggio 2010 10:33
 
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