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Parco e Autodromo: Laboratorio Ambientale - Lo scenario energetico PDF Stampa
Scritto da Sergio De Sanctis   
Lunedì 19 Maggio 2008 10:34
Indice
Parco e Autodromo: Laboratorio Ambientale
Lo scenario energetico
Il Laboratorio “Parco di Monza”
CO2 sink
Bioenergia
Bioresidenze
La mobilità all’interno del Parco
L’università per la sostenibilità
Tutte le pagine

Cercare di creare uno sviluppo compatibile è, forse, l’obiettivo principale di questa generazione, che si trova a dover trovare nuove soluzioni per uno schema di crescita coerente con le realtà dell’ecosistema in cui viviamo.
Non è una problematica nuova.
Uno dei primari bisogni per la vita è l’energia. La ricerca di nuove fonti energetiche per sopperire alla carenza ha caratterizzato ciclicamente la vita dell’uomo e ne ha modificato nel tempo l’evoluzione.
Così è stato per l’uomo primitivo che nella ricerca della principale fonte di energia (il cibo) ha modificato la sua struttura sociale (da cacciatore ad agricoltore); così col trascorrere dei secoli, l’uomo ha ricercato nuove fonti passando dall’utilizzo della legna, a quello del carbone, dal petrolio fino ai nostri giorni alla gestione del processo di fissione nucleare all’impiego del gas naturale.
Il passaggio da uno scenario energetico all’altro è quasi sempre stato dettato dal venire meno della fonte energetica "dominante".
La "limitatezza" delle fonti primarie di energia ha di volta in volta caratterizzato l’evoluzione della società umana, con variazioni che hanno portato a vere e proprie "rivoluzioni" nel modo di vivere della specie umana.
Quasi tutti concordano che stiamo vivendo la transizione dallo scenario basato sulle fonti energetiche liquide (petrolio) verso lo scenario delle fonti energetiche gassose (gas naturale).
La figura che meglio rappresenta l’attuale situazione è quella sotto riportata.
E’ la curva che Hubbert elaborò per studiare l’andamento della capacità produttiva di petrolio "interna" degli Stati Uniti. I calcoli furono eseguiti nel 1956 e prevedevano che il punto massimo della capacità produttiva interna degli USA (noto anche come il "Picco di Hubbert") si sarebbe raggiunto in un anno compreso tra il 1966 ed il 1972.

A posteriori si verificò che il "picco" fu raggiunto nel corso del 1970, anche se il sistema se ne accorse nel 1971. A partire da quella data gli USA non sarebbero stati più in grado di mantenere la loro indipendenza (per le produzioni petrolifere) ed avrebbero dovuto ricorrere ad importazioni da altri paesi produttori.
La stessa metodologia di calcolo è stata quindi applicata alla capacità produttiva di tutta la Terra: se già i calcoli per gli USA hanno generato discussioni tra gli esperti, quelli su scala planetaria stanno polarizzando l’attenzione di esperti e politici. La grande maggioranza, però, concorda che il punto massimo della capacità produttiva di petrolio nel mondo si dovrebbe posizionare nell’intervallo tra il 2010 ed il 2040.
Al di là degli aspetti metodologici, qui vale la pena evidenziare che, comunque, entro qualche anno la disponibilità della principale fonte di energia tenderà a decrescere con evidenti ripercussioni sul sistema macroeconomico e quello tariffario.
Ma, se il tema della reperibilità dell’energia non è nuovo, sicuramente nuovo è lo stretto legame con le tematiche ambientali.

Il riconoscimento dell’aggravarsi del fenomeno dell’"effetto serra" (fenomeno che ci ha permesso fino ad oggi la sopravvivenza, evitando di finire surgelati!) e le ipotesi di stretta correlazione tra le emissioni di anidride carbonica con l’aumento della temperatura media dell’atmosfera, hanno complicato il problema originario: non più soltanto ricerca di nuove sorgenti di energia ma ricerca di nuove fonti che possano garantire uno sviluppo compatibile con le esigenze del nostro ecosistema.
Molti esperti ci avvisano che non possiamo continuare ad aumentare la capacità di produzione di anidride carbonica, incrementando di conseguenza la concentrazione di questa in atmosfera.
Le curve riportate indicano come questa potrà aumentare nei prossimi decenni, in base a scenari che prevedono la limitazione alla sua produzione e scenari, invece, che non prevedono alcun intervento.
Il problema diventa molto più complesso di quello che i nostri antenati hanno affrontato nei secoli scorsi: non solo cercare nuove fonti di energia ma anche garantire uno sviluppo sostenibile senza aumentare la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera.
Un problema per nulla semplice a causa degli impatti e delle interferenze che esso comporta.



Ultimo aggiornamento Lunedì 31 Maggio 2010 10:33
 
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