Home I cavalieri del rischio
15 | 12 | 2017
Menu Principale
Flash

PER AGGIORNARVI SULLA SITUAZIONE VENUTASI A CREARE PUBBLICHIAMO UN EDITORIALE APPARSO SU MONZASPRINT DI SETTEMBRE

LEGGI L'EDITORIALE

  • Foto a Monza
  • Foto a Monza
  • Foto a Monza
  • Foto a Monza
  • Foto a Monza
  • Foto a Monza
  • Foto a Monza
  • Foto a Monza
  • Foto a Monza
  • Foto a Monza
Sondaggi
Clay Regazzoni PDF Stampa E-mail
Scritto da Filippo Sala   

Sul casco da pilota portava i colori e la croce simbolo
della Svizzera ma nell’anima non poneva confini con il
nostro Paese. Clay Regazzoni si sentiva italiano, un po’ per
il cognome, un po’ per la lingua, quindi per il carattere ed
infine per il modo di fare. Lo si comprese definitivamente
in una soleggiata domenica di Settembre del 1970,
quando a Monza vinse il Gran Premio d’Italia sulla Ferrari
scatenando un’invasione di pista di proporzioni mai viste
prima.
Gian Claudio (Clay per tutti, tranne che per la mamma)
Regazzoni nacque il 5 Settembre 1939 a Mendrisio, un
paesino vicino a Lugano dove il papà faceva il carrozziere
ed il sindaco e si affacciò relativamente tardi alle corse,
debuttando in F3 nel 1965 con la scuderia Martini-
Sonvico Racing grazie all’aiuto dell’amico e anch’egli
pilota Silvio Moser (tra gli artefici della Bellasi, team F1
tutto svizzero).
Il fiuto di Enzo Ferrari fece il resto.“Viveur, danseur,
calciatore, tennista, grande risorsa dei rotocalchi femminili
e a tempo perso pilota”. Così lo definì, amabilmente e
non senza la sua inimitabile e pungente ironia proprio il
Drake, che lo contattò sin dal 1969, quando i giornalisti
ancora ne storpiavano il cognome in “Ragazzoni”.
In quel 1970 che lo portò alla ribalta nel Circus (e che
lo vide anche Campione Europeo di F2 sulla Tecno dei
fratelli Pederzani) avrebbe dovuto alternarsi al fianco
di Ickx con l’altrettanto promettente Ignazio Giunti, ma
alla fine il volante fu suo. Quello con la Ferrari fu ben più
di un rapporto di lavoro: si trattò di un amore durato quasi
interrottamente per 6 stagioni, 73 dei 132 Gran Premi
disputati in totale in carriera.
E fu proprio Regazzoni uno dei pilastri della indimenticabile
resurrezione ferrarista di metà anni Settanta: nel 1974, oltre
che accollandosi il fondamentale lavoro di sviluppo e di
collaudo della 312 B/3 profondamente rinnovata dall’ing.
Forghieri propiziò l’assunzione al suo fianco del giovane
austriaco Niki Lauda, già suo compagno l’anno prima
durante la stagione con la nobile e decaduta B.R.M che lui
ricordava come “l’esilio inglese”.
E quello avrebbe davvero potuto essere il suo anno. Si definì
“Campione per 500 metri”, lo spazio in cui fu davanti ad
Emerson Fittipaldi nella decisiva ultima gara di quell’anno a
Watkins Glen. I due sfidanti arrivarono al Gran Premio degli
Stati Uniti appaiati a 52 punti. Quel 6 Ottobre qualcosa (gli
ammortizzatori) non funzionò e il titolo fini ad Emmo e alla
McLaren. Clay soffrì sempre ripensando a quel Campionato
sfuggito per una serie di complotti umani, guasti meccanici
e punti sperperati in una inutile guerra fratricida con il
compagno di squadra.
Un titolo Mondiale che avrebbe dato senso alla sua
intera carriera e che invece da quel momento imboccò
l’inesorabile viale del tramonto. All’interno della Scuderia
era iniziata “l’era Lauda”: Niki si dimostrò ben presto privo
del rispetto reverenziale che il suo compagno tra il ‘70 ed il
‘72 ebbe verso Ickx. Nel 1975 Regazzoni dovette accettare
suo malgrado, tra una sbuffata di protesta e l’altra, il ruolo
di sua seconda guida oltre lo smacco di vederlo laurearsi
Campione del Mondo. L’unica soddisfazione quell’anno
arrivò con il bis a Monza. Lauda del resto incarnava il
prototipo del pilota del futuro, dedito ad una tabella di
allenamenti e preparazione fisica inflessibile: una filosofia
di pilota distante anni luce da quella cara a Regga (così lo
chiamavano i giornalisti inglesi), secondo la quale ogni gara
è un Campionato in cui dare tutto, senza calcoli a lunga
scadenza.
Il grande amore con la Ferrari terminò l’anno seguente.
L’ingaggio a metà stagione di Carlos Reutemann fu un atto
di sfiducia verso lo svizzero, accusato di non aver saputo
aiutare a sufficienza Lauda al rientro dopo l’inferno del
Nurburgring. Il Commendatore in persona gli rinfacciò oltre
agli errori in pista anche le troppe ore dedicate agli impegni
pubblicitari.Eppure, nonostante questo, Regazzoni rinunciò
per il 1977 a far coppia con Hunt alla Mclaren, aspettando
da Maranello una riconferma che non arrivò mai.
Si alternò allora tra Ensign e Shadow, corse anche ad
Indianapolis grazie a Teddy Hip. Il tutto senza risultati né
soddisfazioni ma sempre da professionista serio, capace
anche di dire di no nel 1978 ad Ecclestone ed alla ben più
competitiva Brabham quando questi, dopo un accordo
verbale già raggiunto, nel giro di un mese gli dimezzò la
proposta di ingaggio.
Ma ci fu ancora il tempo per un’ultima soddisfazione
quando nel 1979 regalò, senza ricevere nemmeno un
grazie da patron Frank, la prima storica vittoria alla Williams
nel Gran Premio d’Inghilterra. Salì sul gradino più alto del
podio sfoggiando quel sorriso che negli anni aveva saputo
conquistare doppiamente gli appassionati: in primis
grazie alla sue corse tutta grinta e staccate e in seguito
con la volontà ed il coraggio di vivere al vita al massimo
comunque e nonostante le conseguenze del drammatico
incidente del 30 Marzo 1980 sul circuito stradale di Long
Beach. Quando il pedale del freno della sua Ensign si staccò
a causa di una ossidazione facendolo schiantare a 300 km
orari contro un muro di cemento. La compressione della
dodicesima vertebra lo privò dell’uso delle gambe ma dopo
mesi di cupa solitudine reagì, tornando ad aggredire la vita
con lo spirito guascone con cui l’aveva sempre affrontata,
sin dai giorni lontani in cui si chiamava ancora Gian Claudio
e non Clay.
Regazzoni fu un personaggio a tutto tondo, istintivo e
naturale come nel celebre balletto con Raffaella Carrà
ma anche buono e generoso come quando rifiutò di
partecipare alla “Domenica Sportiva” dopo la sua prima
affermazione a Monza, preferendo restare al ristorante e
proseguire i festeggiamenti con i suoi meccanici capitanati
dal mitico Borsari. Quando nel 1971 ricevette il premio
“Tazio Nuvolari” ad Enzo Ferrari, che il mantovano lo aveva
conosciuto bene, l’accostamento non parve irriverente.
Perchè in fondo Clay fu pilota di stampo antico che forse
si sarebbe trovato più a suo agio nell’epoca ruggente
di Stirling Moss. Avesse corso venti- trent’anni prima, in
un habitat fatto di vetture da domare con l’acceleratore
sempre al massimo tra frenate e tenute di strada molto
relative, probabilmente avrebbe raccolto molto di più dei
suoi cinque successi.
Morì su una strada normale, con una macchina normale, da
uomo normale. Lo stesso destino di Mike Hawthorn, Mike
Hailwood, Mike Parkes.
Morì in una fredda notte di Dicembre del 2006 alle porte di
Parma mentre si recava ad una cena di appassionati come
lui di auto, di corse, della vita.

 
  • Sponsor
  • Sponsor
  • Sponsor
Convegno
Associarsi conviene
I soci sostenitori hanno diritto:

al posto numerato alla tribuna riservata "Amici dell'Autodromo" alla Variante Ascari la domenica del Gran Premio d'Italia di Formula1;

al posto non numerato alla tribuna riservata "Amici dell'Autodromo" alla Variante Ascari il sabato del Gran Premio d'Italia di Formula1 fino ad esaurimento posti;
La Sede
La sede dell' Associazione Amici dell' Autodromo e del Parco si trova in via Vittorio Emanuele II, 1 a Monza.

Orario di apertura:
tutti i venerdì dalle 21.00 alle 23.00

Tel. 0392315138
Fax 0392315138
Tram 3331782114
Visitatori
mod_vvisit_counterOggi40
mod_vvisit_counterTotali334484